Contribuisci al programma partecipato

(21 ottobre 2011) Il mandato dell’amministrazione comunale attualmente in carica a Ustica scadrà soltanto nel giugno 2013. Le elezioni per il rinnovo del Consiglio e per il conferimento dell’incarico al prossimo sindaco, dunque, sono ancora piuttosto lontane. Tuttavia abbiamo deciso di aprire sin da oggi, sul nostro giornale on line, uno spazio attraverso il quale costruire, con l’aiuto dei lettori, un programma partecipato da consegnare agli amministratori di domani.

Tramite questo tavolo virtuale intendiamo formulare, discutere, confrontare ed eventualmente migliorare, con il contributo di tutti, delle proposte da sottoporre all’attenzione di chi, tra meno di due anni, andrà ad amministrare il Comune isolano.

Si potrà prendere parte alla stesura del programma partecipato inviando una mail, firmata con nome e cognome, all’indirizzo robertorizzuto@inwind.it (o in alternativa a buongiornoustica@gmail.com), nella quale va illustrata, nel modo più dettagliato possibile, la propria proposta, che dovrà contenere anche dei suggerimenti concreti su come far fronte all’eventuale spesa economica da essa comportata.

Le singole proposte, quindi, verranno di volta in volta pubblicate in questa pagina e sottoposte all’attenzione dei lettori, i quali, sempre a mezzo mail e firmandosi con nome e cognome, potranno intervenire proponendo eventuali integrazioni, correzioni e quant’altro. I messaggi di posta il cui autore non sarà chiaramente riconoscibile, così come i commenti anonimi lasciati sul giornale, non verranno presi in considerazione nella stesura finale del programma.

Prima del via ufficiale alla campagna elettorale, il documento, tenendo conto di tutti gli interventi nel frattempo arrivati, verrà redatto nella sua versione definitiva. Quindi sarà sottoposto all’attenzione di tutti i soggetti che presenteranno la propria candidatura alle elezioni amministrative.

23 ottobre 2011 – Mario Oddo. Egregio direttore, dopo aver preso buona nota della finalità non posso non condividere questa iniziativa all’insegna del “costruire insieme”, che mi auguro registrerà la partecipazione attiva e propositiva di quanti, giovani e meno giovani, hanno a cuore lo sviluppo dell’isola e il benessere degli isolani. C’è lo spazio di Buongiorno Ustica, oltre che abbastanza tempo davanti, perché ognuno contribuisca a questa costruzione ponendo il proprio “mattone”, indicando tematiche e problematiche che, come da tuo programma, in seguito passeranno all’attenzione di chi, per volontà del popolo usticese, sarà chiamato a subentrare alla attuale compagine amministrativa comunale. Non dico nulla di nuovo quando affermo che il “pozzo di petrolio” di Ustica è il turismo; bene o male da presente e passate amministrazioni si è estratto “l’oro nero” solo nel periodo strettamente estivo, che tra l’altro negli ultimi anni si è sensibilmente ristretto per motivi che obiettivamente è fuorviante attribuire esclusivamente alla crisi nazionale e mondiale in atto. “Destagionalizzare” è una parola difficile da scrivere e forse ancor di più da leggere, ma a mio giudizio è l’imperativo categorico cui si devono ispirare i propositi dell’amministrazione che verrà, vale a dire creare, naturalmente di concerto con tutti gli operatori locali del settore, tutte le condizioni affinché l’isola inizi la sua attività di ricezione turistica fin dalla primavera, quando tra l’altro si presenta in un fantastico scenario paesaggistico. Finora, per quanto ne sappia, questo piano non è mai scattato. Mi rendo conto che tra il dire e il fare… ma c’è tempo per proporre di creare un’inversione di rotta. Tu, direttore, hai lanciato questo programma partecipativo; sta a noi raccogliere l’invito e svilupparlo, partecipare, costruirlo, appunto “insieme”. Mi auguro che a questo seguano altri “mattoni”; ringraziandoti per l’ospitalità porgo cordiali saluti.

23 ottobre 2011 – Salvo Tranchina. Salve direttore. Se crede opportuno, in considerazione del fatto che sono stato per cinque anni assessore al Turismo e sono oltretutto un operatore turistico-alberghiero, quindi più che un semplice commentatore esterno, potrei esaminare insieme a lei quelle che sono le proposte che vengono dall’esterno. Penso nel mio mandato di non avere lasciato nulla di intentato riguardo alla destagionalizzazione e a tutto quanto concerne la ricerca di nuove fasce turistiche in considerazione di quanto era nelle mie facoltà, oltre alle economie del Comune. Spero inoltre che nella prossima tornata elettorale tante persone che spesso nei vari blog confluiscono con giudizi, pareri e opinioni anche delle più disparate possano prenderne parte per toccare con mano quello che solo io so che si può passare a programmare senza avere il becco di un quattrino a disposizione. Questo è stato anche il primo parere dell’assessore Porretto quando lo si mise in croce per scarsità di progetti realizzati. Spesso a buttare una pietra nello stagno non occorre molto… il problema è poi recuperarla. Comunque, sono pronto a partecipare all’iniziativa di spiegazione ai vari progetti che di volta in volta verranno pubblicati. La ringrazio per la sua voglia di amalgamare le tante e colorate idee che verranno fuori. Saluti.

24 ottobre 2011 – Frances Barraco. Ecco che la proposta di programma condiviso porta subito a parlare di turismo e allora forse potrebbe diventare un programma da condividere con l’attuale amministrazione, giacché abbiamo da affrontare con questa la stagione turistica 2012. Il signor Oddo ha parlato di destagionalizzazione, vero anzi verissimo la stagione comincia tardi e finisce troppo presto, è quindi opportuno ragionare su come si può fare ad allungare il periodo di lavoro. Il signor Tranchina mette l’accento sul fatto che le casse comunali sono vuote, infatti, mentre in questi ultimi anni i privati, investendo su se stessi e sul territorio hanno saputo migliorare la propria offerta, altrettanto non è avvenuto per la cosa pubblica, infatti se da una parte abbiamo nuove strutture pubbliche, di queste veramente troppo poche sono fruibili. Quindi, per riassumere questi due primi interventi possiamo dire che risulta indispensabile allungare la stagione turistica ma ci troviamo con l’handicap delle casse comunali vuote e diciamocela tutta sono vuote anche le tasche dei privati. Ma dobbiamo essere propositivi e non perderci d’animo, occorre riconoscere la ricchezza del territorio su cui viviamo e del mare che ci circonda, partendo da questo proviamo a pensare come possa essere possibile riuscire a presentarci a Pasqua a un ipotetico turista, o semplicemente a coloro che avendo casa a Ustica ci tornano in primavera, avendo pulite dalle erbacce tutte le strade del paese, pulite le varie calette, fruibile il museo, fruibile il villaggio preistorico, fruibile la postazione sulla Falconiera, fruibile l’acquario e chi più ne ha più ne metta. Mi chiedo se tra tutti i progetti finanziati dalla comunità europea ce ne sia qualcuno che possa aiutare sia la pubblica amministrazione e/o i privati a far funzionare quello che negli anni la pubblica amministrazione ha saputo realizzare.

24 ottobre 2011 – Roberto Rizzuto. Dai primi interventi relativi al programma partecipato emergono già alcuni interessanti spunti di discussione sui quali provare a ragionare. Si registra, da un lato, l’esigenza di rendere fruibili al pubblico i siti d’interesse storico-culturale dell’isola, d’altra parte però si deve fare i conti con le sempre più esangui casse comunali (il tema della razionalizzazione della spesa, a proposito, sarà al centro di un mio prossimo intervento). Credo che una prima valida mossa, peraltro a costo zero o quasi per l’amministrazione, potrebbe essere rappresentata dall’istituzione di un gruppo locale di volontariato al quale affidare alcuni specifici compiti (se ne parlava con Mario Oddo qualche giorno fa, e l’idea mi sembra più che condivisibile). Attraverso una campagna di sensibilizzazione, cui questo giornale s’impegnerebbe a dare il più ampio risalto, il Comune potrebbe provare quindi a reclutare cinque, sei, otto cittadini armati di buona volontà, disposti a contribuire concretamente alla crescita del proprio territorio e a “sacrificare” un paio d’ore a settimana per la tutela e la valorizzazione del bene comune. Una volta assicurata la disponibilità in termini di giorni e ore, i volontari potrebbero essere impiegati per far “rivivere” quelle strutture pubbliche presenti a Ustica, spendibili a livello turistico, che oggi, di fatto, non sono fruibili dal pubblico per mancanza di personale. Ovviamente, tali strutture andrebbero prima accuratamente censite, individuando possibilmente dei criteri di priorità. (Ad esempio, a fronte di un monte complessivo di tot ore messo a disposizione dai volontari, su quali strutture concentrarsi?). Si potrebbe poi prevedere, qualora ci fosse una copertura economica anche minima, l’introduzione di un gettone simbolico, a titolo di rimborso spese, da destinare ai volontari impegnati nelle varie attività, sulla falsa riga di quanto già avviene per il reinserimento lavorativo degli anziani, anche se sarebbe auspicabile che il gruppo di volontariato locale fosse aperto a tutte le “categorie” e a tutte le fasce d’età. L’amministrazione, in ogni caso, certificherebbe l’attività di volontariato con apposita documentazione, che a quel punto diventerebbe “spendibile” in termini di curriculum vitae. E magari, la stessa amministrazione, nell’ottica della formulazione di futuri bandi di selezione del personale, potrebbe impegnarsi ad attribuire un punteggio specifico alle attività di volontariato precedentemente prestate dai candidati per conto dell’Ente. Rimando ai lettori, co-autori del programma partecipato, queste considerazioni e rimango in attesa di eventuali suggerimenti, integrazioni e quant’altro.

24 ottobre 2011 – Agostino Caserta. Mario Oddo e Frances Barraco a seguire hanno centrato un bersaglio importante: la stagione turistica si dovrebbe allungare. Ma come? I turisti italiani nella bassa stagione non viaggiano molto. Sono i turisti stranieri, nord europei e americani in testa, che vengono in massa in Italia in quel periodo dell’anno, è un peccato non potersi mangiare questo pezzo di torta per mancanza di organizzazione.La Grotta Azzurra addirittura negli anni ’60 era connessa con agenzie di viaggio tedesche e nella bassa stagione l’isola era piena di turismo nord-europeo. Gli operatori economici usticesi potrebbero organizzarsi in cooperative (Pro loco dove sei?) per pubblicizzare l’isola in una maniera completa e professionale. E un importante e necessario tassello per la pubblicità sarebbe impiantare su Internet un ampio e dettagliato sito web (che non esiste) sull’isola, completamente in inglese, con tutte le informazioni, foto, film ecc., redatto professionalmente (costo totale circa 400 euro + 5 di affitto mensile per il sito). Negli Usa è la Camera di commercio che paga, produce e gestisce questi siti per i posti turistici e per le isole. Nella nostra isoletta, in mancanza, possono organizzarsi gli imprenditori commerciali.

24 ottobre 2011 – Salvo Tranchina. Prima riflessione: viaggiano in bassa stagione i turisti stranieri! Bene, quante strutture o comunque operatori del settore parlano almeno l’inglese? Magnanimamente dico il 20 per cento. Un corso ben fatto di inglese potrebbe essere una buona fondamenta per potere cominciare a “parlare” di turismo straniero!
Diverse recensioni hanno evidenziato che sull’isola pochi lo parlano ma evidenziano anche che a tale carenza si sopperisce con il calore tipico degli usticesi e con la bellezza del posto!
La vocazione turistica dell’isola avrebbe secondo me potuto indirizzare più ragazzi ad intraprendere una scuola più a tema rispetto ad un liceo classico, anche se lo stesso accresce la cultura generale.
Materie come le lingue, la psicologia turistica, il marketing e altre del settore sono fondamentali se si vuole migliorare il turismo. Con i voli low cost che ormai collegano tutti gli angoli del mondo, i turisti stranieri sono destinati ad aumentare. Pensate che Favignana ha avuto un incremento esponenziale del 600 per cento delle presenze straniere grazie alla Ryanair che volava su Trapani. Quando un turista straniero arriva presso la mia struttura, la prima domanda che gli faccio è quella di sapere come è arrivato a scegliere Ustica, e l’80 per cento di loro quest’anno mi ha risposto che, essendo stati a Trapani e avendo visitato già Favignana e Marettimo, grazie al collegamento dell’Ustica Lines che c’è con Trapani arrivano ad Ustica.
Le opportunità di lavoro che si aprono con la conoscenza della lingua inglese sono purtroppo ignare a molti e questo è un grosso rammarico. Pensate che quest’anno uno yacht con a bordo un magnate russo che parlava solo inglese, ha voluto fare un giro guidato dell’isola in bus, e i portuali… hanno chiamato me. Sapete, alla fine del giro non mi hanno neanche chiesto quanto dovevano! Mi hanno fatto un regalo troppo sproporzionato, che ho scoperto solo dopo la loro partenza!
Non è di certo il mio lavoro, non tutti i giorni passano i Paperon de Paperoni, ma è certo che se non avessi parlato l’inglese quest’altra occasione sarebbe sfuggita! Anche questo è fare turismo!

25 ottobre 2011 – Agostino Caserta. L’inglese è importante, ma facile da imparare. È importante, specialmente per chi risponde al telefono negli hotel-alberghi per informazioni. Oggi tanti turisti hanno il telefonino con accessibilità a internet e dopo avere ricevuto dalle agenzie marittime di Trapani, Palermo ecc. il consiglio di visitare Ustica, vanno online e cercano un sito con informazioni su Ustica in inglese (che ancora non esiste), e quando trovano i numeri di telefono sceglieranno l’hotel o il ristorante con cui possono comunicare.
L’inglese si può studiare online o in gruppi con un insegnante, cosa che in inverno diventa un passatempo e un divertimento, e qualche ora settimanale di studio per tutto l’inverno è abbastanza per potere comunicare con gli stranieri. Alle lezioni di inglese si potrebbero abbinare lezioni basiche di “alberghiera” per chiunque svolge attività commerciali, perché una rinfrescatina non fa mai male…
I turisti stranieri, comunque, penso siano mordi e fuggi, e nel futuro può anche cambiare, ma il punto è: esistono le corse dei mezzi di trasporto che danno la possibilità a questi turisti di arrivare a Ustica la mattina (diciamo alle 10) e ripartire la sera o tardo pomeriggio? E se spendono più di una giornata esiste la possibilità di usare gli attracchi alternativi in caso di maltempo per evitare a questa gente gravi conseguenze?
Dopo le pietre nello stagno lanciate da Mario e Frances, si può dire che la stagione turistica si potrebbe allungare in tanti modi, ma per ora fa senso concentrarsi sul turismo straniero che sembra relativamente facile da incorporare, perlomeno per quei turisti che sono già sul territorio nazionale. Si può fare, per cominciare, con spese bassissime. Si deve ingaggiare un operatore di marketing professionista, ed è sufficiente solo che gli operatori commerciali locali (che devono unirsi in cooperativa, l’unione fa la forza, perché se si fa individualmente non funziona ) stabiliscano connessioni serie e di lavoro con le agenzie di Trapani, Palermo ecc., studiare l’inglese e aprire un sito nel web su Ustica in lingua inglese in maniera professionale, rivedere gli orari dei mezzi di trasporto marittimi e la questione degli attracchi alternativi.

25 ottobre 2011 – Frances Barraco. Continuiamo a portare avanti il discorso sul turismo attraverso la tavola rotonda virtuale messa a disposizione da questa redazione. Per fare chiarezza su alcuni recenti interventi: negli ultimi anni, l’Istituto comprensivo di Ustica, che ospita un liceo scientifico e non classico, ha messo a disposizione degli alunni più di un corso, sia per l’apprendimento che per l’approfondimento della lingua inglese, inoltre, mai come quest’anno, abbiamo avuto così numerosi collegamenti marittimi con la terraferma, collegamenti che hanno a pieno soddisfatto le aspettative degli utenti, sia per quanto riguarda gli orari che i tempi di percorrenza. Esiste un sito a cura del Comune (www.comune.ustica.pa.it) in lingua italiana, anche se poco aggiornato e non proprio accurato, che potrebbe essere rivisitato con aggiornamenti, correzioni e versioni in altre lingue.
Una delle cose che non abbiamo è un punto di “informazione al turista” immediatamente riconoscibile come tale; mancanza, questa, alla quale hanno sopperito con capacità e competenza i vari operatori, quando richiesti. È tuttavia auspicabile che ne venga aperto uno, magari in piazza, dove prima era il Centro accoglienza della Amp, quando questa era gestita dal Comune.

26 ottobre 2011 – Agostino Caserta. Frances, conosco il sito del Comune a cui ti riferisci, fatto bene e che consulto occasionalmente. Veramente per attirare la curiosità e rispondere a tutte le domande dei turisti, dando la scelta di consultarlo in italiano e inglese, sembra sia opportuno approntare un sito turistico con tutte le notizie di tutto e su tutto e dettagliate dell’isola. Cliccando su questo link: http://www.catalinachamber.com/, o facendo copia e incolla, si apre un sito-tipo di una delle isole turistiche al largo di Los Angeles che si chiama Catalina.
Bill Gates ( fondatore di Microsoft) dieci anni fa disse: “Gli imprenditori si dividono in due categorie, chi fa business usando Internet e chi va out of business”. Lo disse dieci anni fa, figuriamoci oggi!
Oggi chi vuole informazioni su Ustica non telefona, come una volta, all’ufficio informazioni, o cerca depliant dell’isola o va in biblioteca, ma usa il telefonino, il computer, lap-top, iPad o tablet, va su Internet e si apre la biblioteca più grande del mondo. Quando un turista o agenzia di viaggio, scrive nel web la parola “Ustica” non trova nessun sito idoneo alle sue esigenze, allora tutto si blocca, procrastina e magari è una ragione per cambiare idea.
L’importanza di un sito turistico web è tale che può incrementare, già il prossimo anno, del 20-25% le presenze in estate per il turismo nazionale e può creare dal nulla un turismo straniero giornaliero, mentre per il turismo straniero con “package” di una settimana, tre giorni ecc. si deve fare un tipo diverso di lavoro, direttamente con agenzie straniere. Se a Ustica, in una stagione, ci sono 60mila presenze, il 20-25% significa 12-15 mila turisti in più.
Il sito del Comune cui ci si riferisce lo ha fatto il sindaco Messina, me lo ha detto lui, se se la sente e vuole fare questo regalo, può mettere su anche un sito turistico di Ustica simile a quello dell’isola di Catalina. Se non è possibile, con un investimento di appena 400 euro, può essere approntato da un professionista.

30 ottobre 2011 – Roberto Rizzuto. Dal primo gennaio di quest’anno – ovvero da quando i Comuni italiani sono tenuti per legge a pubblicare su appositi albi on line tutti gli atti amministrativi prodotti – monitoriamo con cadenza quotidiana l’operato dell’amministrazione comunale di Ustica, per trarre informazioni di pubblico interesse da girare sotto forma di notizie ai nostri lettori.

In dieci mesi abbiamo passato in rassegna centinaia di documenti: determine, delibere, ordinanze, verbali di gare pubbliche e chi più ne ha, più ne metta. Una mole non indifferente di provvedimenti, che tracciano un identikit preciso delle politiche di spesa portate avanti dall’attuale amministrazione. Mettere a fuoco queste cifre è un’operazione a nostro avviso importante, in quanto consente di quantificare con esattezza determinati costi e di capire su cosa lavorare per provare a razionalizzare le spese.

Partiamo, dunque, da una domanda. Quali sono le spese che, ad oggi, incidono maggiormente sul bilancio? Escludendo le opere pubbliche, si nota come alcuni dei costi più gravosi per l’amministrazione siano essenzialmente riconducibili a due ambiti: contenziosi legali; trasporto e conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani. In entrambi i casi parliamo di importi annuali complessivi a cinque zeri.

Si pensi, ad esempio, alla parcella di oltre 87 mila euro dovuta allo studio legale Corso-Scardina, che ha difeso il Comune di Ustica, peraltro limitando notevolmente i danni, nel giudizio relativo all’annosa vicenda Gricorcea. A questo importo vanno aggiunti la somma comunque dovuta alla famiglia Gricorcea e il costo della consulenza del dottor Paleologo, per un totale di circa 150 mila euro che, di fatto, come ha spiegato il sindaco Aldo Messina, impegna già il bilancio 2012. Risale poi a un mese fa, sempre per restare in tema, la determina dirigenziale con cui il Comune ha disposto la liquidazione di una somma pari a 61.740,74 euro alla ditta Sitic, in esecuzione della sentenza 7222/2010 emessa dal Tar della Sicilia, sede di Palermo, nel giugno 2010.

Sui costi del trasporto e del conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani, poi, abbiamo scritto a più riprese, ma è utile rinfrescare la memoria di chi ci legge. Per il periodo compreso tra maggio e agosto, il Comune ha liquidato alla compagnia marittima Ngi fatture per un totale di 9.360,85 euro per il servizio di trasporto. Per il medesimo servizio, a marzo, il Comune aveva speso 1.560,60 euro e altri 2.414,90 euro nel bimestre gennaio-febbraio. Per il conferimento dei rifiuti in discarica, poi, tra febbraio e maggio, il Comune ha disposto pagamenti per complessivi 19.356,40 euro in favore dell’Amia. A luglio, agosto e settembre, invece, il servizio è costato, rispettivamente, 7.333,08, 9.800,92 e 8.268,59 euro. Non solo. Altri soldi pubblici sono stati utilizzati per il disbrigo delle pratiche relative all’imbarco dei rifiuti. Consultando il nostro archivio, siamo risaliti a diversi pagamenti disposti negli ultimi mesi dal Comune in favore dell’agenzia marittima raccomandataria “Salvatore Militello” di Ustica. L’ultimo, stabilito con determina dirigenziale emessa a settembre, ammonta a complessivi 1.971,25 euro; altri pagamenti erano stati disposti a luglio e a maggio per importi complessivi pari, rispettivamente, a 1.481,20 e 893,20 euro. Sotto questo aspetto, tra l’altro, c’è da segnalare il taglio di circa 42 mila euro – operato dalla Regione siciliana – del contributo regionale per il trasporto dei rifiuti via mare dall’isola a Palermo (da 271 mila euro si è passati a 228.617).

Alla luce di tali importi, pertanto, cosa fare per ridurre le spese in questi particolari ambiti? La risposta, ce ne rendiamo conto, è di una banalità agghiacciante, ma non ne conosciamo altre: evitare di esporre il Comune a costosi contenziosi legali, amministrando dunque con rigore e nel rispetto delle regole; impegnarsi, attraverso una campagna di sensibilizzazione della cittadinanza, ma soprattutto emettendo provvedimenti vincolanti in tal senso, a ridurre sensibilmente la produzione di rifiuti da destinare alla discarica. Abbiamo più volte, da questa sede, illustrato i benefici insiti nella filosofia “Rifiuti zero”, che diversi Comuni, anche siciliani, hanno deciso di fare propria. Perché non provarci anche a Ustica?

Un Comune come quello di Ustica, le cui casse sono notoriamente a secco, per quanto tempo ancora potrà permettersi di bruciare centinaia di migliaia di euro nelle aule dei tribunali o nella discarica palermitana di Bellolampo? Giriamo queste considerazioni a chi di dovere.

6 novembre 2011 – Stefano Pugliarello. Non so perché, oggi, in una giornata uggiosa della provincia milanese, mi è venuta voglia di intromettermi in questo forum di discussione, sulla mia amata Ustica. Ho letto tutto d’un fiato quanto scritto, e vorrei darvi il mio contributo: prima di pensare al viver meglio grazie al turismo, bisognerebbe riflettere sul render sempre più vivibile Ustica per chi ci vive tutto l’anno.
Esistono esempi di paesi, in Italia, che hanno fatto della buona amministrazione territoriale il volano per una ripresa economica, nel caso di Ustica, una ripresa del turismo.
Investire sull’illuminazione dell’isola con luci a risparmio energetico, istituire la raccolta differenziata, con possibilità di riciclo in loco dei rifiuti umidi, con creazione di compostaggio da utilizzare come concime, istituire un fondo per l’implementazione di infissi di ultima generazione, sempre atti a visione di risparmio energetico: queste e altre azioni possono nel medio e lungo periodo rimpinguare le casse comunali, rendendo più semplice sponsorizzare Ustica a livello turistico.
In un periodo come quello che stiamo vivendo, dare dell’isola un’immagine di paese che si è rimboccato le maniche e che con pochi ma mirati interventi, pensa a essere autosufficiente, renderebbe il paese stesso più appetibile sia al turista nostrano che a quello straniero.
Vorrei aggiungere mille e altre idee per la mia isola, ma non vorrei sembrare il solito arrogante “Lumbard”, e poi non sono più presente sull’isola da troppo tempo.

14 novembre 2011 – Stefano Pugliarello. Sempre dal lontano nord: più che essere equiparati alle abitazioni private (gli hotel, ndr), che sarebbe comunque uno smacco per i cittadini che non hanno attività, io proporrei una tassa strettamente legata alla reale produzione di rifiuti. Questo è facilmente ottenibile, implementando la raccolta differenziata porta a porta, come ormai si sta cominciando a fare in diversi paesini di montagna del profondo nord. Questa sarebbe una soluzione digeribile dall’intera popolazione e unirebbe il rispetto dell’ambiente ad un proficuo risparmio per chi dell’isola ne fa fonte d’introiti.

16 novembre 2011 – Vincenzo Pizzurro. Cari lettori di Buongiorno Ustica, condivido con voi il mio pensiero e le mie speranze per l’isola meravigliosa che è Ustica. Spero tanto che in futuro si possa pensare ad Ustica come ecosocietà di terza generazione. Dovremmo essere già maturi e capire il necessario bisogno di una rivoluzione industriale di terza generazione, verso cui è proiettata la nostra società.

È necessario pensare di accostarsi in tempo alla nuova filosofia di sviluppo, intrapresa a livello mondiale, ed essere tra i primi a mettere in pratica ciò che viene portato avanti dall’Europa e dal mondo intero, persino dai paesi cosiddetti sottosviluppati, i quali saranno fautori e promotori della rivoluzione industriale (di terza generazione)

Mi auguro che ad Ustica, un giorno, si possa respirare l’aria di cambiamento e poter vivere l’isola come Isola. Poter vivere ad Ustica è una fortuna al giorno d’oggi, ma questo lo si apprezza e capisce girando e abitando i tanti luoghi del mondo dove l’uomo ha dimenticato di essere “umano”, ma come essere umano non può dimenticare di fare parte di un ecosistema delicato e ricco di risorse (vere risorse).

Nutro molte speranze negli usticesi, sempre i primi a cavalcare l’onda, ma poi sempre ultimi nel prosieguo. Il mio concetto di isola che spero condividiate (vista la fortuna di vivere in un posto meraviglioso, lontano, in parte, dalla realtà che l’uomo civile, come usa definirsi, ha costruito, un mondo lontano dal mondo), è molto semplice. È necessario ricordarsi prima di tutto quali sono i beni di cui l’uomo oggi ha veramente bisogno, e di cui non è possibile fare a meno, come l’energia, l’acqua, e poi tutti quei servizi necessari a garantire l’igiene pubblica, la viabilità, i collegamenti e tutte quelle infrastrutture necessarie a far funzionare i suddetti servizi.

Mi voglio immaginare un’isola dove l’energia sia prodotta da fonti rinnovabili, (geotermica, solare, eolica, biomassa etc.), dove l’acqua venga prodotta tramite energia pulita e una volta sfruttata, venga nuovamente riutilizzata, dove la viabilità sia alimentata da energia pulita tipo batterie, o meglio a idrogeno prodotto tramite fonti rinnovabili, dove i rifiuti vengano rivenduti o riutilizzati, dove le acque nere vengano utilizzate per produrre energia, o altro, dove gli abitanti non vengano tartassati di imposte dirette/indirette (solo per garantire ai politici una sana e ricca legislatura).

Sarebbe possibile far sì che l’usticese paghi meno tasse ed abbia più servizi? Sì è possibile, basterebbe risparmiare sui vari servizi che oggi il Comune è costretto a pagare, perché lontano dalle nuove tecnologie e radicato nelle vecchie e obsolete concezioni politiche. Creare ricchezza, significa non gravare sui cittadini, e consentire loro di poter investire in un futuro per i loro figli e nipoti, lasciando in eredità un modello di civiltà ecocompatibile e di terza generazione che nulla distrugge ma tutto crea.

Vedo Ustica come un’isola autosufficiente, nei limiti del possibile, ovviamente, che sappia attrarre turisti da tutto il mondo, per la sua qualità di vita, che oggi si trasforma in ricchezza per i suoi abitanti, ma che minata da una malsana politica, non crea altro che disservizi e disinformazione.

Mi ricordo una canzonetta che ci veniva insegnata a scuola diceva: Genti ri ogni paesi, pi viviri sta isola che li biddizzi sò e continuava… La vera ricchezza è la nostra cultura che oggi è inquinata da faccendieri, gente senza scrupoli e lestofanti che approfittano della politica per interessi propri, investiti da una carica che non meritano di ricoprire, distrugge il futuro della nostra isola e dell’intera “Società Civile”.

La ricchezza di Ustica è essa stessa, i suoi abitanti, che in simbiosi e con i loro sacrifici quotidiani seminano i frutti che potrebbero essere apprezzati da molta più gente, di qualità, che non ama gli abiti lunghi, ma che apprezza il sapore, la semplicità e la particolarità delle piccole cose e soprattutto ama vivere bene. Vivere ad Ustica, oggi è da ricchi, credetemi, meglio fare una vita da ricchi, che abitare da ricchi un una grande città.

La politica dovrebbe aver già capito, dopo gli ultimi sviluppi nazionali ed internazionali, che non è più tempo di sperperare denaro e soprattutto avrebbe dovuto capire che è necessario un sacrificio da parte di tutti, da parte loro e da parte nostra. Abbiano i politici il coraggio di fare riforme impopolari (per la casta), politiche che creino sviluppo e servano a creare il meccanismo economico senza il quale, non vi è futuro.

Le tasse pagate dai cittadini si dovrebbero, uso il condizionale, ripartire equamente in servizi, promozione per l’intrattenimento, per la cultura, etc., ma servono solo a garantire l’esistenza della vecchia politica che oggi va rimodernata. Molti leggendo le mie parole penseranno “quanto è ingenuo costui”, probabilmente lo sarò, ma sono anche libero di pensare ad un futuro migliore per mio figlio, visto che altri paesi come la Germania, la Svizzera, etc. garantiscono una migliore qualità della vita, non vedo perché in Italia non sia possibile sperare che la politica risponda al meglio alle esigenze del cittadino, e soprattutto augurarsi che in una piccola isola come Ustica si possa fare una vita da ricchi. Mi auguro un futuro ricco di nuove idee e nuovi progetti, che possa portare benessere, cultura e cosi una migliore qualità della vita alla nostra piccola comunità.

6 dicembre 2011 – Vittorio Greco. Sebbene non sia un usticese, vorrei dare un contributo all’elaborazione di un nuovo programma partecipato. Ritengo necessario che il programma sia espressione di una visione strategica di lungo corso, capace innanzi tutto di affrontare una questione di fondo: Ustica è un bene comune?

Cosa significa “bene comune”? L’attuale legislazione italiana non codifica cosa sia esattamente un bene comune, tuttavia esiste un’ampia elaborazione teorica, giuridica, economica e politica che pone all’attenzione dell’opinione pubblica questo tema. Di più, esiste un disegno di legge depositato in Parlamento, e i referendum sull’acqua del giugno del 2011 non si sarebbero svolti se a monte non ci fosse stata un’adeguata elaborazione teorica. “Il bene comune” però non è solo un concetto, bensì è una consapevolezza sociale, è l’espressione di un’emergente coscienza collettiva che produce cambiamento. Se non ci fosse stata una diffusissima mobilitazione dal basso, estranea alle logiche di partito, trasversale, i referendum sull’acqua come bene comune sarebbero falliti. E non è stato così, tutt’altro.

I beni comuni, in senso stretto, non rientrano nella categoria dei beni pubblici, poiché sono a titolarità diffusa, potendo appartenere non solo a persone pubbliche, ma anche a privati. Sono beni che esprimono funzionalità all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona, e sono informati alla salvaguardia intergenerazionale delle utilità. Sono beni comuni le risorse naturali, come i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi, le foreste e le zone boschive; i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; le altre zone paesaggistiche tutelate. Vi rientrano, altresì, i beni archeologici, culturali, ambientali.

Dunque, Ustica è un bene comune? Prima di cominciare ad affrontare questo interrogativo, però, bisogna distinguere l’isola di Ustica dal Comune di Ustica. Pertanto la domanda può esser così riformulata: la comunità degli usticesi (e le amministrazioni che di volta in volta si darà) sarà in grado di rendere fruibile per sé e per gli altri l’isola come un bene comune?

Quale coscienza sociale e civica è necessaria perché si sviluppino quelle utilità che le bellezze dell’isola renderebbero possibile? Quale modello economico va elaborato per favorire lo sviluppo di questa coscienza collettiva? Cosa ostacola in questo frangente l’emergere di questa nuova coscienza?

Individuando questi ostacoli e affrontandoli gli usticesi troveranno nell’isola le ragioni di fondo della propria coesione sociale. Da una risposta creativa ai problemi, espressione di una lungimirante visione d’insieme, potrebbero sviluppare un’economia prospera dalla cura di quella bellezza che offre loro un posto unico in questo mondo.

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