USTICA. L’affondo di Valeria Ajovalasit, ecco la verità dell’ex assessore

Da Valeria Ajovalasit, ex assessore comunale di Ustica, riceviamo e pubblichiamo

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(Valeria Ajovalasit) Ho appena finito di leggere l’articolo di Frances Barraco relativo ai lavori dell’assemblea cittadina promossa dal sindaco, pubblicato il 18 ottobre su Buongiorno Ustica. Non amo riprendere temi che ritenevo chiusi, ma dall’articolo emergono affermazioni nei miei confronti da parte del sindaco Attilio Licciardi così gravi che mi obbligano ancora una volta a chiarire fatti, eventi e argomenti che mi hanno coinvolto direttamente mio malgrado in questi ultimi mesi.

Noto con grande stupore e grande amarezza che durante il dibattito, in mia assenza, forse innervosito dall’incalzare delle domande del pubblico, come sottolinea Frances nel suo articolo, il sindaco ha espresso giudizi sull’associazione Arcidonna e su di me davvero incredibili e inqualificabili, non solo nel merito ma anche nel metodo.

Non ho mai amato le poltrone e il potere fine a se stesso, e la mia storia politica e le mie scelte coerenti e trasparenti ne sono testimoni. Le idee, la coerenza, la trasparenza, il rispetto delle regole, la capacità di ascolto e soprattutto la libertà, sono sempre state per me i principi che hanno segnato il fare politica in una terra come la nostra, davvero pesante, dove la mafia e il suo sistema hanno minato alla radice lo sviluppo democratico della nostra terra e i risultati devastanti sono davanti a tutti noi.

Ho scelto di fare politica nel Pci di Berlinguer (sono stata anche componente del fatidico Comitato centrale) per sconfiggere questo dannato sistema di potere che soffoca energie, intelligenze e impedisce il dispiegarsi di un vero sviluppo sostenibile democratico e di genere nei nostri territori. Oggi il mio impegno continua nell’associazione Arcidonna nella difesa della libertà e dei diritti delle donne.

Con questo spirito ho accettato la carica di assessore designato, avete faticato un po’ per convincermi e per trascinarmi nuovamente in una campagna elettorale entusiasmante e piena di buoni propositi. La presenza nella squadra di Giovanni Tranchina, con cui ho sempre avuto un rapporto umano e politico forte, hanno alla fine sciolto gli ultimi miei dubbi.

E’ vero non ho mai fatto il sindaco di Ustica, mi manca questa esperienza amministrativa, ma sono stata chiamata, in tutti questi anni, a ricoprire incarichi amministrativi e politici più fuori lo stretto: ho diretto la sede della presidenza della Regione a Roma, ho coordinato le regioni italiane sulle politiche europee (Agenda 2000) in Conferenza dei presidenti delle regioni italiane a Roma con il ministro Ciampi, sono stata nominata componente del Comitato nazionale 125 al ministero del Lavoro, componente della commissione nazionale P.O. e durante il governo Prodi sono stata chiamata dalla ministra Barbara Pollastrini come consulente delle politiche di genere. Mi fermo qui, l’elenco è più lungo, ma per chi desidera saperne di più è depositato al Comune di Ustica un mio curriculum sintetico, così come la legge richiede.

Ma non posso, dopo le parole ingenerose del sindaco, non ricordare e rispolverare sinteticamente un po’ di memoria storica sull’associazione Arcidonna di cui sono presidente nazionale. Negli ultimi vent’anni Arcidonna ha posto all’ordine del giorno della politica italiana il deficit democratico e la necessità di introdurre il riequilibrio della rappresentanza delle donne in tutti i luoghi di decisione, ponendo al centro del dibattito tra i partiti e il movimento femminista il tema della democrazia paritaria. Ha contribuito alla modifica e alla riscrittura dell’articolo 3 della nostra Costituzione italiana, fondamentale per affermare il diritto delle donne a partecipare alla vita democratica del paese. E’ stata in Sicilia protagonista nella battaglia per la modifica della legge elettorale, introducendo strumenti legislativi necessari per il raggiungimento delle pari opportunità delle donne nei luoghi di decisione. Numerosi progetti sulle politiche di genere realizzati da Arcidonna sono stati riconosciuti dalla Commissione europea Best practice, buone prassi, modelli ripetibili in altri paesi europei. Dal 2004 Arcidonna è stata accreditata all’Onu e partecipa come membro al Csw dell’Onu che si svolge ogni anno a New York a fine febbraio. Mi fermo qui. Credevo durante la campagna elettorale che l’essere presidente nazionale di Arcidonna fosse un valore aggiunto per la squadra che si presentava agli elettori e alle elettrici per vincere e amministrare l’isola di Ustica. Mi sbagliavo.

Ritorno alle questioni interne all’amministrazione partendo dalla mia revoca e dai motivi che l’hanno prodotta ripetuti dal sindaco in assemblea. Riporto le parole scritte nell’articolo: “[…] facendo risalire il punto di rottura all’affaire “depuratore comunale”, tra le tante motivazioni del sindaco quella che ha più colpito è stata l’accusa a Valeria Ajovalasit di non averlo seguito sul percorso della legalità”.

Ho letto e riletto questa frase perché non la credevo possibile, e superata l’amarezza e la rabbia ho provato a ripercorrere quei giorni e quei momenti per provare a ricostruire i fatti realmente accaduti e gli interrogativi ancora aperti. Come ho provato a raccontare in premessa per me i principi della legalità, della trasparenza amministrativa e della democrazia sono e restano il pane quotidiano della mia vita, per cui non ho bisogno di seguire nessun “percorso della legalità” particolare. La legalità non si enuncia, si pratica quotidianamente, è fatta di piccoli e grandi gesti, piccole e grandi scelte, che ognuno di noi dovrebbe coerentemente praticare sempre in ogni contesto privato o pubblico. Sull’affaire depuratore provo a mettere in ordine i fatti. I problemi legati al non funzionamento del depuratore precipitano dopo il pesante sequestro dell’impianto avvenuto a fine luglio, in piena stagione estiva. Vorrei ricordare alcuni passaggi: in aprile arriva il nuovo capo dell’Ufficio tecnico, successivamente si è aggiunto il suo collaboratore esperto del ciclo delle acque, in quei mesi si apre un pesante conflitto, denunciato dallo stesso vicesindaco Tranchina, con il capo dell’Ufficio tecnico, su tutte quelle materie di sua competenza: depuratore, area di stoccaggio, etc. Il clima in Comune si fa pesante e l’assenza nella vita quotidiana amministrativa del vicesindaco ne sono una palese conferma. Provo a discuterne e a porre questi problemi in Giunta ma invano. Dopo il sequestro dell’impianto invio un messaggio al sindaco per convocare un incontro urgente con il capo dell’Ufficio tecnico per capire cosa stava succedendo al depuratore, (in nessuna riunione di Giunta si è affrontato la questione depuratore). Viene convocata dal sindaco, la sera del 28 luglio alle 21,30, la riunione della maggioranza, presenti tutti tranne il presidente del Consiglio e Patrizia Lupo. Con mio stupore non era presente il capo dell’Ufficio tecnico, perché il sindaco non l’ha ritenuto necessario. Vi risparmio i dettagli molto sgradevoli e le animate e giustificate proteste del vicesindaco, che in tutta questa vicenda era stato tenuto all’oscuro di tutto come d’altronde l’intera Giunta. E’ soltanto in quella sede che apprendiamo, dalla lettura del verbale del sequestro, che nei primi giorni di giugno, su suggerimento del capo Ufficio tecnico Giuseppe Riccio, viene presentata e firmata dal sindaco un’autodenuncia sul non funzionamento del depuratore, scelta politica grave, non supportata da nessuna relazione tecnica scritta, non discussa con il vicesindaco che ne aveva le deleghe e mai affrontata in Giunta. In una buona amministrazione i percorsi si discutono, si condividono e poi si decidono insieme le scelte. Si amministra per risolvere i problemi, per risolvere le emergenze, anche quelle più gravi, come lo era il mal funzionamento del depuratore, che avevamo ereditato dalla precedente Giunta, insieme al nuovo progetto finanziato e appaltato. In una vera squadra si discute, si decide, più sguardi sono sempre meglio di uno e insieme avremmo condiviso responsabilmente la scelta migliore. Alle mie richieste di chiarimento il giorno 29 luglio è arrivata la revoca.

Sulle installazioni delle telecamere, progetto nazionale finanziato dal ministero, anche questo ereditato dalla precedente amministrazione, mi preme precisare alcuni passaggi. Il progetto originale prevedeva alcuni interventi molto discutibili di forte impatto ambientale, si decide di intervenire e il progetto in fase esecutiva viene modificato e discusso più volte con il sindaco e il vicesindaco, con il direttore dell’Amp e l’architetto Giacomo Pignatone (incaricato dalla Ste vincitrice dell’appalto nazionale); si discute a lungo su collocazione e impatto ambientale e nessuna osservazione emerge durante gli incontri. L’obiettivo del progetto era quello di dotare le Amp italiane di strumenti tecnologici utili alla prevenzione e alla vigilanza delle Amp, strumenti utili per salvaguardare il territorio e garantire il rispetto delle regole. Il progetto viene presentato in Conferenza di servizio e approvato con il parere positivo dell’Amp da me rappresentata e dal Comune di Ustica rappresentato da Gaetano Caminita con delega del sindaco.

Contemporaneamente si sviluppa tra gli abitanti ed alcuni operatori un dibattito sottotraccia sulle telecamere e in particolare divide la collocazione di una telecamera al porto. Il sindaco propone il passaggio in Consiglio comunale, passaggio non obbligatorio, a cui il sindaco non partecipa e la telecamera al porto viene eliminata all’unanimità dal Consiglio, il resto della storia è nota. Pochi giorni prima del Consiglio vengono bucate due ruote, anteriore e posteriore, alla mia macchina lasciata come sempre al porto (in 35 anni ad Ustica non mi era mai successo nulla). Come tutti sanno quella scelta non l’ho condivisa e non la condivido ancora adesso. Si poteva discutere insieme, indire un’assemblea cittadina su un argomento così importante, illustrare gli obiettivi del progetto, sensibilizzare e coinvolgere tutti i cittadini e farla diventare una importante occasione di crescita democratica per tutto il territorio. E’ stato il primo vero scivolone della nostra maggioranza, perché su un terreno così delicato e sensibile, prevenzione, sensibilizzazione e rispetto della legalità non siamo riusciti o se preferite non sono riuscita a far passare l’idea che la responsabilità e la legalità sono alla base di qualsiasi convivenza civile. La politica e un buon governo servono se sono capaci di coinvolgere con la massima trasparenza tutta la collettività, creando gli strumenti culturali (la scuola, biblioteca, cinema, teatro, etc.) indispensabili per la crescita civile delle coscienze e in grado di rispondere ai bisogni sociali dell’intera comunità. Altro che accordi con la minoranza, queste bufale le lascio a chi ha il tempo di discuterle. La politica del fango non mi appartiene.

Per completezza di informazione devo aggiungere che dopo la mia revoca in ordine cronologico: si è dimesso il direttore dell’Amp Giuseppe Di Carlo, il vicesindaco Giovanni Tranchina, il consulente scientifico dell’Amp Giuseppe Corriero e in ultimo la consigliera Patrizia Lupo ha lasciato la maggioranza dichiarandosi indipendente. In pochi mesi è stata stravolta la squadra che aveva vinto le elezioni e che aveva amministrato in questo primo anno. Complimenti sindaco, hai fatto un buon lavoro, ma non cercare sugli altri responsabilità che sono soltanto tue.

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