L’EDITORIALE. C’era una volta “Ustica Democratica”, modello di partecipazione “dal basso”, che ha tradito il progetto iniziale

(Roberto Rizzuto) Sono trascorsi quasi due anni dall’affermazione di Attilio Licciardi e della lista “Ustica Democratica” alle ultime elezioni amministrative; circa settecento giorni in cui, con riferimento agli uomini e alle donne che avevano aderito al progetto iniziale, molte cose sono cambiate.

Non ci sono piú, in seno alla Giunta, gli ex assessori Ajovalasit e Tranchina – quest’ultimo era anche vicesindaco – ovvero due dei principali artefici, oltre, naturalmente, allo stesso Licciardi, del successo elettorale del 2013, ottenuto, peraltro, con un vantaggio esiguo sulla lista sconfitta, “L’Isola”, guidata da Salvatore Militello. Per non parlare dell’Area marina protetta, alla cui guida, in meno di due anni, si sono giá alternate tre diverse figure  professionali, e che attende ancora, ad oggi, quel rilancio tanto annunciato in campagna elettorale quanto disatteso nei fatti.

Il progetto iniziale, dicevamo: un modello di democrazia partecipata, dal “basso”, nel senso buono e non dispregiativo del termine, in cui tanti, dentro e fuori l’isola, avevano creduto e che in tanti avevano appoggiato, ma che, con il passare del tempo, ha tradito la propria missione originaria.

La sistematicitá con la quale ogni voce di dissenso interna alla maggioranza sia stata zittita é paradigmatica e preoccupante al tempo stesso. La deriva che questa Amministrazione ha preso, favorita anche, occorre dirlo, dalla sostanziale passivitá della cittadinanza e di una opposizione ancora troppo poco incisiva, oggi ha portato la comunitá a vedere i propri legittimi interessi subordinati ad altri, poco chiari, che questa Amministrazione sembra perseguire. Un caso emblematico, su tutti, é rappresentato dalla gestione della situazione relativa al trasporto integrativo, in cui la Giunta Licciardi – dello stesso colore politico e partitico dell’Amministrazione regionale, occorre ricordarlo – si é schierata ostinatamente a favore dell’operato della Regione stessa, che, come ampiamente dimostrato su queste pagine con tanto di documentazione alla mano, é invece l’unica e sola responsabile della vergognosa situazione di disagio venutasi a creare in seguito, appunto, al taglio dei collegamenti integrativi.

Verso dove sta andando Ustica? Difficile dirlo con esattezza, ma la deviazione apportata sul percorso iniziale non lascia ben sperare in approdi felici per l’isola. Speriamo, e lo diciamo con tutta sinceritá, di essere smentiti dai fatti.

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3 thoughts on “L’EDITORIALE. C’era una volta “Ustica Democratica”, modello di partecipazione “dal basso”, che ha tradito il progetto iniziale

  1. Se non emerge il senso di comunità, depurato dagli eccessi partitici, nefasti a qualsiasi latitudine ed in migliori condizioni storiche di quelle attuali, anch’io la vedo brutta.
    L’opposizione fine a se stessa non ha senso, serve solo a distruggere. Ad ogni passo falso, ad ogni nota stonata dell’amministrazione, va risposto chiamando le cose col loro nome ed aggiungendo, subito dopo, una proposta sostenibile e concreta, che possa, se non risolvere, almeno tentare di risolvere il problema. Altrimenti, alla fine della storia- della consiliatura-vi troverete, nell’immobilismo generale, a ripercorrere le stesse conflittualità senza prospettive a parti inverse.
    Solo che la vita – la vostra vita, l’unica dotazione di partenza in cui gli uomini sono potenzialmente uguali – sara’ trascorsa nella bile, nell’odio e nell’impotenza.
    Non è facile, anzi è difficilissimo. Pero’ bisogna provarci.

  2. @Francesco Menallo. All’inizio si tentò di percorrere questa logica strada da Lei tracciata. Oggi vista la sordità del palazzo, dal pianterreno ai piani superiori si ci è rinunciato, e se uno + uno fa sempre due è vero quel detto che dice che a lavare la testa all’asinello si ci perde acqua sapone e tempo. Tutti e dico tutti, me compreso, hanno tentato di collaborare questa amministrazione ma chiudendosi a riccio non hanno ascoltato nessuno e adesso la popolazione è molto distaccata dall’operato della stessa, non volendola più collaborare per come si era prefissata alla vigilia delle elezioni. Nessuno è partito col preconcetto verso di loro, o meglio, si era messo da parte tutto il passato nella speranza di rilanciare l’isola; si voleva collaborare fattivamente. Oggi, purtroppo oltre ad essere difficile moralmente è anche snervante visto il loro modus operandi …….e intanto si perde tempo prezioso.
    Non odio, un po di bile si, ma sicuramente oggi tantissima indifferenza, altro non mi sento di provare. La saluto cordialmente.

  3. @Salvo Tranchina: insisto. Se collaborazione non ci può essere perchè viene rifiutata o si tenta di strumentalizzarla, fate da soli. Organizzatevi per individuare priorità, richiamare competenze, trovare soluzioni. Non potete passare anni a martellarvi i …………nel convincimento che, comunque, qualche colpo lo prenderà anche l’amministrazione….. NON SERVE A NESSUNO!
    PS Chiudendosi a Riccio è quasi un lapsus freudiano…….( ingegnere, non me ne voglia ma la battuta mi è partita prima che la potessi fermare!)

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