STORIE USTICESI/2. La scalata verso l’integrazione dei “paisani” d’America

(Agostino Caserta) Contrariamente a quanto si puó pensare, furono gli italiani del nord Italia i primi a emigrare in massa, e fu soltanto circa vent’anni dopo l’unitá d’Italia (dal 1880 circa) che il rapporto migratorio fra nord e sud subí un’inversione.

001I motivi dell’emigrazione dal sud erano tra i piú svariati: predominavano povertá, speranza di migliorare la propria condizione e il richiamo di altri parenti, ma per i siciliani e Ustica giocó un ruolo importante anche la continua chiamata alle armi, in occasione di eventi bellici, da parte del nuovo Stato italiano, che impose il servizio di leva obbligatorio.

Fred Laurice(lla) (Sacramento) raccontava che il nonno, dopo avere perduto un figlio nella battaglia di Lissa (1866), appena cinque anni dopo l’unitá d’Italia decise di emigrare da Ustica in America, per evitare che altri figli fossero sacrificati per una “nazione straniera”.

Ustica, tra i comuni siciliani, viene considerato dagli storici come quello che registra le prime partenze per l’America, e la “Congregazione di San Bartolomeo” é la societá italiana piú antica di New Orleans. Societá che ha fatto da base di appoggio e partenza nell’avventura americana per tutti gli usticesi.

Fra gli emigranti, chi aveva beni, li vendeva, ma molti altri erano poveri e, non avendo i soldi per pagare il viaggio, li ricevevano in prestito da agenzie, e spesso divenivano vittime di un sistema creditizio che finiva per assoggettarli al giro usuraio; cosa che, fortunatamente, non accadde a nessun usticese, che aveva di solito giá amici e parenti in America o il supporto della societá San Bartolomeo, e riceveva i cosidetti “prepaids”, viaggio prepagato a costo minore.

003E’ noto che la maggioranza degli usticesi emigró direttamente da Palermo a New Orleans, ma per tanti altri risulta che, usando il porto di Genova, emigrarono verso Stati del nord degli Stati Uniti, dove le condizioni di lavoro erano diverse e piú imprenditoriali, cosa che incoraggió, nei primi del ‘900, un commercio di import-export del pastificio “Fratelli Caserta” di Ustica, che stabilí una rappresentanza a Queens (New York) ed esportava anche a Filadelfia e New Orleans.

Un usticese detto “Sammartulazzu”, perché grande e grosso al punto da ricordare la statua di San Bartolo, distributore e uomo di fiducia della ditta Caserta negli Usa e in nord Africa (Algeria, Tunisia, dove erano emigrati molti usticesi), ritornato a Ustica per prelevare altri parenti, disse che New York era un posto magnifico “dove c’é tutto e succede di tutto”. Infatti un giorno incontró in un mercato di Brooklyn (New York) un ex confinato che era stato a Ustica in attesa di giudizio per motivi di borseggio, il quale lo riconobbe, e gli fece una gran festa. Durante uno scambio di impressioni davanti a un caffé, l’usticese gli disse che un suo compaesano, due giorni prima, era stato scippato davanti al tram nella Quinta Strada di una collanina d’oro con crocifisso. Il confinato pensó per un attimo, quindi gli disse: “Fatti trovare in questo posto la prossima settimana”, e la settimana successiva l’ex confinato ritornó con in mano la catenina d’oro, da consegnare al proprietario, riparata, ripulita e lucidata da un gioiellere come se fosse nuova di zecca.

002Non furono facili, per gli usticesi, i primi tempi in America; c’era la barriera della nuova lingua ed erano costretti a lavori molto umili e sottopagati, per non menzionare il fatto che fossero soggetti a discriminazione e razzismo e veniserro etichettati con soprannomi coloriti e ingiuriosi (ma non tutti): Wop (without passport, senza passaporto), Wuap (da “guappo”, good looking, di bell’aspetto), Olive oil (olio d’oliva), Dego (dallo spagnolesco deco, imbroglione), Guini (da Guinea, nero), e cosí via. In tanti, tra gli usticesi, si lamentavano affermando: “Semu trattati peggiu ri milinciani”, “siamo trattati peggio delle melanzane” (dei neri).

Ma piano piano, gli usticesi cominciarono ad avviare attivitá commerciali aprendo negozi di frutta e verdura, alimentari, ristoranti, dolcerie con cannoli, cassatelle, gigi, e altre squisitezze usticesi che sono ancora nel menu del ristorante “Compagno” a New Orleans. Seguí, per tanti, l’istruzione nei college, con molti usticesi che ricoprirono cariche pubbliche importanti e in politica (Francis Lauricella, senatore, 1972-96 ), e altri nello spettacolo, come Louis Prima (mamma Caravella, nata a Ustica), autore di famose canzoni cantate anche con e da Frank Sinatra; molti furono sindaci, uno fu membro della Superior Court della Louisiana, e tante strade furono dedicate a commercianti usticesi che avevano lasciato un marchio in quel territorio con i loro rinomati negozi o business.

Questa escalation verso la completa integrazione avrá lo stesso esito positivo con i nostri nuovi immigrati che abbiamo in Italia oggi? La risposta sembra giá data…

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