L’EDITORIALE. Licciardi, il sindaco ossessionato dalle critiche: il suo “cerchio magico” ormai é un cerchietto per capelli

(Roberto Rizzuto) C’é stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui ad Attilio Licciardi – da giungo 2013 sindaco di Ustica per la terza volta – e alla sua maggioranza, sembrava riuscire davvero tutto. Erano i tempi della campagna elettorale per le elezioni amministrative, che videro Licciardi affermarsi a scapito di Salvatore Militello, e dei successivi primi dodici mesi del suo mandato: Licciardi e “Ustica Democratica”, indubbiamente, avevano creato sull’isola un certo entusiamo intorno al proprio progetto, basato sulla condivisione e sulla partecipazione.

Dopo anni di decisioni calate dall’alto e imposte alla cittadinanza a cose sostanzialmente fatte – questo era il giudizio di molti sull’operato dell’allora Amministrazione uscente – il metodo “Ustica Democratica” sembrava rappresentare un punto di rottura rispetto al recente passato. In quel progetto erano confluite persone con percorsi – umani e professionali – assai diversi tra loro. Fatto, questo, che era visto come un arricchimento, e la figura di Licciardi era di raccordo rispetto a tutte queste diverse e vivaci anime.

Il primo anno di “matrimonio” tra Licciardi e la sua squadra, e di riflesso tra questa e la cittadinanza, é trascorso felicemente e senza evidenti intoppi. Il gruppo di maggioranza sembrava coeso e determinato, tanto da ridurre veramente al minimo il peso specifico di una opposizione, quella rappresentata dalla lista “L’Isola”, che per il primo anno di consiliatura ha sostanzialmente operato in regime di minimo sindacale.

L’approccio “democratico” ai problemi, in seno alla maggioranza, é andato avanti sino a quando le opinioni della squadra coincidevano con quelle del sindaco, ma, come era prevedibile che accadesse in un gruppo cosí variegato e trasversale, su alcuni temi le opinioni sono andate differenziandosi. Come sul caso dell’installazione delle videocamere di sorveglianza al porto, in relazione al quale la maggioranza ha dato i primi segni di cedimento. Quello é stato l’inizio della picchiata; un effetto domino che, nel giro di pochi mesi, dopo un anno di apparente idillio, ha portato allo stravolgimento della Giunta, con il siluramento dell’assessore Ajovalasit e le dimissioni del vicesindaco Tranchina, alla fuorisciuta dalla maggioranza del consigliere Lupo e all’azzeramento dei veritici dell’Amp, con le dimissioni del direttore Di Carlo e del suo consulente Corriero.

Il metodo democratico ha lasciato spazio a un metodo dispotico, cosí, improvvisamente, senza colpo ferire. La Giunta é stata rimodellata dal sindaco a propria immagine e somiglianza, i fuoriusciti, che pure avevano contribuito in modo decisivo alla vittoria delle elezioni, sono stati prima ignorati, poi pubblicamente sbeffeggiati dal sindaco e dal suo gruppo di fuoco.

Un modo di fare, quello adottato dal sindaco Licciardi nel suo secondo anno di mandato, che gli ha causato una erosione di consensi palpabile; non avendo piú, materialmente, compagni di Giunta da allontanare per divergenze di pensiero, Licciardi ha proseguito la politica delle epurazioni laddove gli era ancora possibile, ovvero sul gruppo Facebook di “Ustica Democratica”, di cui é amministratore, e sul quale, a poco a poco, una alla volta, viene silenziata ogni voce di dissenso.

Le uscite telematiche del sindaco, sostenute da un numero sempre minore di “seguaci”, se fino a poco tempo fa destavano qualche sorriso comprensivo e nulla piú, oggi, destano tuttavia preoccupazione. L’idea che esse danno é quella di un uomo, prima ancora che di un amministratore e di un politico, che ha perso la bussola e il polso della situazione e che, accerchiato dalle criticitá che, in parte, sono addebitabili alla sua Amministrazione, si chiude a riccio, rifiutando le critiche, come fosse in uno stato preadolescenziale, e dando vita, francamente, a manifestazioni di rabbia che non si addicono a un uomo della sua etá anagrafica. Il suo “cerchio magico”, ridotto ormai a un cerchietto per capelli per la veritá, dovrebbe avere uno slancio di amicizia e di affetto nei suoi confronti e aiutarlo a realizzare quale piega pericolosa, per sé e per la cittadinanza da lui amministrata, abbia preso la sua condotta pubblica.

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