USTICA. La torre dello Spalmatore e quel progetto da 180 mila euro fallito per incuria

(Valeria Ajovalasit) É vero tutti i Comuni sono in grande affanno per la riduzione delle risorse economiche, in particolare in Sicilia, e le difficoltà ricadono pesantemente sulla vita quotidiana dei cittadini e delle cittadine.
Diventa indispensabile, in una fase così delicata, mettere in campo, da parte di tutti gli amministratori di grandi e piccoli Comuni, le migliori risorse per utilizzare al meglio tutte le opportunità che i programmi europei metteranno a disposizione.

Il pesante ritardo della nuova programmazione europea 2014-2020 certamente non aiuta la crescita e lo sviluppo economico della Sicilia. La precedente programmazione europea è stata, in Sicilia, buttata al vento: si è persa, in questo senso, un’occasione fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della nostra terra, e il recente rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno ne è una triste conferma (www.svimez.info).

Opportunità perse a volte per incapacità, a volte per incuria e/o indifferenza, ma la vera domanda che, come cittadini e cittadine dobbiamo farci è, “perché?”. Perché, ad esempio – se la notizia è confermata – buttare al vento, a Ustica, un progetto fortemente voluto dall’Amministrazione, acciuffato per il rotto della cuffia, finanziato dal Gal, vinto dal Comune di Ustica che prevedeva la manutenzione straordinaria della torre dello Spalmatore e la realizzazione di un centro di documentazione e divulgazione della storia e della cultura contadina dell’Isola di Ustica (Gal Isola di Sicilia, misura 323, azione B, per un importo pari a 180 mila euro)?

Il finanziamento mirava al recupero di un luogo, la torre dello Spalmatore, chiuso da anni. Il suo recupero era funzionale alla creazione di una struttura propulsiva, che avrebbe facilitato il turista nella fruizione delle aree di interesse naturalistico e rurale e, nel contempo, metteva a disposizione uno spazio in cui gli operatori economici locali potevano confrontarsi per sviluppare percorsi di promozione delle tipicità produttive ed artigianali e delle tradizioni locali. Erano, inoltre, previste attività di formazione e informazione ambientale, percorsi didattici e divulgativi rivolti prevalentemente a ragazzi e ragazze.

Perché perdere un’occasione utile allo sviluppo del territorio che fatica a trovare risorse e fatica a rispondere ai bisogni sempre più pressanti dei cittadini e delle cittadine, che, ogni giorno, devono fare i conti con le difficoltà dell’abitare in una piccola isola straordinariamente bella e ricca di un patrimonio culturale e ambientale davvero unico?

Certo un unico progetto sprecato non cambia, da solo, il contesto sociale ed economico di una comunità, ma insieme alle tante occasioni perse, ai tanti interventi non realizzati, sottrae all’intera comunità un importante patrimonio ambientale e culturale, un’occasione per porre al centro dell’attenzione la promozione della qualità del territorio, intesa come cura, ripristino, creazione, tutela dei valori e delle risorse dei luoghi naturali, ambientali, economici, insediativi, sociali, in un quadro coordinato di valorizzazione e ricostruzione dell’identità storica e culturale.

Una parte del progetto Gal era dedicata all’innovazione tecnologica rivolta, in particolare, ai ragazzi e alle ragazze, attraverso l’utilizzazione di una stampante 3D, da usare durante i laboratori didattici, stimolando nei giovani la creatività e facendoli misurare con le nuove tecnologie. La torre dello Spalmatore, dunque, come laboratorio culturale, creativo, formativo, luogo di incontro culturale e ambientale, un’occasione di crescita per tutto il territorio, e invece è lì immobile, chiuso nella sua imponente bellezza, nella sua triste decadenza che guarda indifferente lo scorrere del tempo.

Una delle tante opportunità buttate al vento, come spesso accade in Sicilia, e questo un’Amministrazione non può e non deve mai farlo accadere. Amministrare non è facile, ma senza la passione, l’ascolto, l’attenzione verso i bisogni delle comunità non si governano responsabilmente i territori. Purtroppo in Sicilia, la nostra classe dirigente dimostra, spesso, scarsa sensibilità, poca responsabilità e poca attenzione sui temi strategici come l’ambiente e la cultura, che dovrebbero diventare le leve fondamentali per il futuro sviluppo economico della Sicilia.

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