USTICA. Errori procedurali, a vuoto la mozione di revoca del presidente del Consiglio comunale

(Frances Barraco) Lo scorso 27 aprile, cinque consiglieri comunali di Ustica – i quattro del gruppo di opposizione “L’Isola”, insieme alla consigliera indipendente Lupo – hanno presentato una proposta di deliberazione del Consiglio comunale su una mozione di revoca del presidente del Consiglio, Giuseppe Mancuso.

All’albo pretorio, in data 29 aprile, sono state pubblicate due convocazioni del Consiglio comunale: la prima per il giorno 5 maggio, con un solo punto all’ordine del giorno, ovvero la mozione di revoca del presidente del consiglio; la seconda per il giorno 12 maggio, in questa l’ordine del giorno prevede, tra l’altro, tre punti che fanno parte integrante di quanto contestato al presidente del Consiglio nella mozione di revoca. Argomenti, questi, sollecitati da tempo dai firmatari della mozione.

Ieri, 5 maggio, si è tenuto il primo dei due Consigli; si sarebbe dovuto affrontare, dibattere e deliberare sulla mozione di revoca del presidente Mancuso, ma le cose si sono subito ingarbugliate. Il segretario comunale ha sostenuto che, in relazione a un argomento così peculiare ed importante, “la forma costituisce sostanza”, pertanto, se si parla di “mozione”, l’argomento può essere dibattuto politicamente, ma non prevede alcuna delibera, in contrapposizione a quanto sostenuto dai consiglieri di minoranza, che avendo depositato una proposta di deliberazione, avente per oggetto, appunto, la “mozione di revoca del presidente del Consiglio comunale”, avrebbero invece inteso discutere e deliberare. Ma il Consiglio comunale non si sarebbe
potuto svolgere neanche se la “forma” avesse soddisfatto quanto enunciato dal segretario comunale, in quanto si sarebbe potuto indire non prima di dieci giorni dal rilascio del parere di regolarità tecnica, prevista dal caso, parere rilasciato soltanto ieri. Una questione di lana caprina, insomma, imperniata su regole e regolamenti mal applicati, proprio il motivo del contendere della mozione.

Stabilito che i consiglieri firmatari non avevano intenzione di dibattere politicamente, nel caso in cui si trattasse di sola “mozione”, e che nel caso si trattasse di “proposta di deliberazione” il Consiglio si sarebbe potuto tenere non prima di dieci giorni da ieri, data in cui è stato dato il parere di regolarità tecnica, i consiglieri firmatari hanno abbandonato l’aula.

Il presidente del Consiglio non ha conseguentemente chiuso la seduta, ma ha preso la parola per fare alcune riflessioni su quanto gli viene addebitato dal documento presentato e firmato da cinque consiglieri su dodici. Ma era così turbato dalla cosa, da parlare in libertà, dando per scontato che il pubblico conoscesse nei dettagli ciò di cui, senza contraddittorio, stava argomentando.

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