L’EDITORIALE. Quando le istituzioni fanno pubblicità ingannevole. Cui prodest?

(Frances Barraco) Ancora una volta, a fine luglio, le attività commerciali usticesi sono in affanno: si lavora solo il fine settimana e in modo insufficiente a causa dello scarso afflusso turistico, nonostante gli sforzi dell’Amministrazione comunale e dell’Amp di gestire il trentennale dell’area marina protetta di Ustica.

Aprendo la pagina web “Città metropolitana di Palermo – Vivi Ustica in bici”, il 28 luglio, abbiamo trovato la pubblicità a un “nuovo sistema di noleggio biciclette a Ustica”, il bike sharing, uno strumento di mobilità sostenibile che consiste nella “condivisione della bicicletta”, bici delle quali si può usufruire dietro il pagamento di una tariffa oraria, con l’obbligo di riconsegnarle, al termine dell’utilizzo, presso uno qualsiasi dei vari punti di distribuzione.

Tuttavia, stante il fatto che, per gli operatori, è impossibile monitorare i punti di distribuzione, la formula del bike sharing non può essere utilizzata; si affittano, invece, le bici elettriche con una tariffa giornaliera e l’obbligo di riposizionarle entro le 19 – le bici non sono dotate di luci – al punto di distribuzione in paese. In buona sostanza, la Provincia non sta mettendo a disposizione dell’utenza un servizio di bike sharing, ma un normale noleggio di bici elettriche, come altri operatori già fanno a Ustica.

Nei giorni scorsi avevamo segnalato il fatto che l’Amp di Ustica e il Comune pubblicizzassero inesattezze, come la notizia al turista secondo cui, da giugno a settembre, il centro urbano è area pedonale dalle 22 alle 6 del giorno dopo, mentre l’ordinanza sindacale in merito è stata pubblicata soltanto il 29 luglio, con valenza dal 1° agosto al 4 settembre. Oggi, su un’altra pagina istituzionale, troviamo, invece, quest’altra notizia errata data dalla Città metropolitana di Palermo sul servizio di bike sharing, in realtà inesistente, dal momento che si tratta di normale noleggio; ci chiediamo se queste informazioni sbagliate siano semplici casi di disattanzione o se, ormai, sia forse diventata prassi istituzionale fare pubblicità ingannevole. Cui prodest?

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