USTICA. Isola scarsamente accessibile, il racconto di una turista disabile: “Me ne sono andata via molto amareggiata”

Dalla nostra lettrice Caterina Gambino, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

***

 

GambinoGentile dottor Rizzuto,

mi rivolgo a lei e al giornale che dirige, “Buongiorno Ustica”, perché apprezzo il suo spirito critico e ammiro la sua libertà di pensiero, su molte delle questioni che trattate.

É per questo motivo che ho pensato di inviarle questa mia riflessione, un po’ amara senz’altro, ma doverosa per la categoria che io rappresento: quella delle persone portatrici di handicap.

Quest’anno, finalmente, dopo molti miei tentennamenti (sapevo delle sue asperità e della sua natura selvaggia, ma proprio per questo ne ero profondamente attratta) e numerosi tentativi di scoraggiamento da parte di conoscenti, ho deciso di tentare l’avventura e di approdare sulle sponde di quest’isola da sogno che, nel mio immaginario, racchiudeva e sintetizzava il mio concetto di libertà: Ustica. Pregavo, in cuor mio, che non si realizzasse l’assonanza Ustica/ostica, che, per me che sono costretta a viaggiare in carrozzina, significava abbandonare ogni mia velleità di spaziare in lungo e in largo.

Perché vede, caro signor Rizzuto, quel che realmente ho constatato, con mio sommo rammarico, è che, è vero che l’isola è complicata da gestire per sua stessa natura, ma che, da parte di chi dovrebbe attivarsi per rendere un servizio più accogliente – in primo luogo l’Amministrazione comunale e, a seguire, gli operatori turistici, bus-navetta, negozi, locali – vi è una scarsa, se non addirittura inesistente, sensibilità per tutte le tematiche legate all’abbattimento delle barriere architettoniche, quasi che Ustica fosse un luogo dove neppure l’eco di tali problematiche arrivi.

Ora mi chiedo: ma non ci sono delle leggi che prevedono adeguamenti e abbattimenti degli ostacoli che impediscono la piena autonomia delle persone disabili? É possibile che l’esistenza di un’area marina protetta debba necessariamente significare la preclusione a una balneazione libera e funzionale ai bisogni di tutte le persone? Non è accettabile che, nell’unico punto dove la balneazione è, diciamo così, facilitata, cioè al Faro, io mi sia procurata numerosi tagli ed escoriazioni.

Me ne sono andata via molto amareggiata, perché, dove la natura non si presta, deve essere la mano dell’uomo ad intervenire, per impedire di far sentire le persone emarginate, se non, addirittura, una palla al piede.

Con stima e simpatia,

Caterina Gambino

N.B. Allego una foto, scattata a Ustica, durante quelle giornate di sole e di vento, che ben rispecchia il mio stato d’animo contrastante: l’anelito ad una libertà negata, ma sempre ricercata.

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