ISOLE MINORI. Cambio d’uso dei manufatti sui litorali: un emendamento mette a rischio le coste

Sta scatenando numerose polemiche una norma attualmente in discussione in Senato, che riguarda le isole minori di tutt’Italia, comprese quelle siciliane e quindi anche Ustica. L’emendamento della discordia, all’esame della commissione Ambiente di Palazzo Madama, è agganciato al disegno di legge in materia di sviluppo delle isole minori e, in caso di approvazione, darebbe il via libera al cambio di destinazione d’uso, in deroga ai piani regolatori, per qualsiasi manufatto realizzato sui litorali delle isole minori: per intenderci, un vecchio capanno, cabine balneari, o ancora un magazzino per il deposito di reti da pesca, un bungalow potrebbero essere trasformati in bar, ristoranti, strutture alberghiere.

“Così le capanne di Robinson Crusoe diverranno hotel”, denuncia Italia Nostra. L’emendamento elenca, in un allegato, tutte le isole interessate dal provvedimento: tra queste, le più grandi sono l’Elba e Sant’Antioco, ma la lista comprende anche Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Lipari, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Vulcano, Panarea, Salina, Ustica, Favignana, Levanzo e Marettimo.

Il relatore del disegno di legge, firmatario anche dell’emendamento incriminato, è il senatore Bruno Mancuso, esponente messinese del Nuovo Centro-Destra, che difende la norma in questione: “Io credo che gli ambientalisti facciano male a essere preoccupati. I Comuni continueranno a essere competenti sulle autorizzazioni e, in ogni caso, – dice Mancuso – ho firmato quest’emendamento dopo che è stata apportata una modifica fondamentale: il cambio di destinazione d’uso degli immobili, se si tratta di aree protette, è subordinato all’acquisizione del parere dell’ente gestore”.

La promotrice del disegno di legge base sulle isole minori, la trapanese Pamela Orrù (Pd), dal canto suo, boccia con fermezza l’emendamento: “Ho presentato altre tre norme che vanno nel senso diametralmente opposto” – afferma la Orrù – Non mi sembra il caso di lanciare segnali di questo tipo: parliamo di territori dove l’impatto di questa norma sarebbe pesante. Ci sono già delle regole che disciplinano la materia nelle isole minori, non vedo perché aggiungerne altre”.

Dopo la pausa estiva e il parere del governo su tutti gli emendamenti, la norma passerà, quindi, al vaglio dell’aula del Senato. La sua ratio sarebbe quella di “migliorare e potenziare i servizi turistici e alberghieri”.

Per quanto riguarda la Sicilia, rimane il dubbio sull’applicabilità immediata della legge, che è espressamente rivolta ai Comuni compresi nell’allegato, fra cui quelli siciliani, sebbene la Orrù abbia seri dubbi sul fatto “che questa disposizione non cozzi con lo Statuto”. E anche Mancuso non esclude che ci sia bisogno di un recepimento da parte dell’Assemblea regionale siciliana.

Per Italia Nostra, “il partito del cemento sta giocando l’ennesima subdola carta. Contrasteremo – si legge in una nota – questo progetto nefasto per il paesaggio e l’integrità delle nostre isole”.

Dalla Regione siciliana, tuttavia, arriva il “no” dell’assessore al Territorio e Ambiente, Maurizio Croce: “Non capisco – dice – come si possa pensare di estendere quaesta norma alla Sicilia, come invece è previsto: l’Isola, infatti, ha competenze autonome in questa materia. Noi, in ogni caso, non la recepiremo, perché si tratta di un nuovo tentativo di aggressione al nostro territorio”.

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