USTICA. L’isola protagonista al Salone del gusto col nuovo presidio Slow Food delle fave

La Sicilia, e con essa le sue isole minori, sono protagoniste al Salone del gusto di Torino, prestigiosa manifestazione in corso di svolgimento in questi giorni, che si protrarrà sino a lunedì 26 settembre.

Stand da duecento metri quadrati, cinque nuovi prodotti messi sotto tutela tra i presìdi, una pattuglia di trenta volontari e il partenariato con l’assessorato regionale al Turismo: questi i numeri della presenza siciliana al Salone. Una partecipazione “che non è soltanto occasionale, ma continuerà con altre iniziative volte a promuovere la Sicilia come meta di itinerari enogastronomici”, spiega il presidente di Slow Food Sicilia, Rosario Gugliotta.

“Abbiamo studiato trenta itinerari che saranno presentati sin dal primo giorno di manifestazione: stasera toccherà al Catanese, domani a Enna e Caltanissetta, sabato a Trapani e Messina, domenica a Siracusa e alle isole di Sicilia, lunedì al Ragusano”, continua Gugliotta. Siamo – fa notare ancora Gugliotta – gli unici a organizzare sabato e domenica alcuni dei nostri laboratori del gusto a Palazzo Madama, uno degli edifici più rappresentativi della città, la cui nuova facciata e lo scalone monumentale sono dell’architetto Filippo Juvara e che nella sua collezione d’arte conserva una delle più belle opere di Antonello da Messina (il Ritratto d’uomo o Trivulzio del 1479, ndr)”.

Riguardo ai presìdi, Gugliotta annuncia che verranno presentati nello stand siciliano ogni giorno alle 20, con una degustazione, ponendo l’attenzione sulla loro storia e il legame col territorio, “ma per noi – dice – è importante che i visitatori capiscano quanto sia importante venire a visitare i luoghi di produzione e, contemporaneamente, le vestigia dei territori siciliani così ricchi di storia”.

Sono quarantacinque, prodotti agricoli e caseari, razze e cibi antichi che vengono tutelati da Slow Food per evitare che la “modernità” ne faccia perdere le tracce. La loro produzione di nicchia – che deve seguire i rigidi disciplinari approvati – non fa arricchire gli agricoltori. Ai quaranta presìdi già esistenti, nell’ultimo biennio, se ne sono aggiunti cinque di nuova istituzione: la cipolla paglina di Castrofilippo, che si distingue dalle altre per l’aroma gradevole e la dolcezza ed è ideale per il consumo a crudo, oltre a essere l’ingrediente di alcune preparazioni locali come la cipuddata o la ‘mpanata di cipudde; il sesamo di Ispica, ormai coltivato da pochi anziani a causa dalla laboriosità del procedimento; il peperone di Polizzi Generosa, o “pipiddu”, la cui unicità è quella di crescere all’insù; la fava di Ustica, coltivata manualmente senza pesticidi né concimi né erbicidi, che è ottima per il macco. Direttamente dall’Etna arrivano le antiche mele, il cui sostegno di Slow Food è arrivato grazie all’intervento del Parco naturale dell’Etna, che ha riunito alcuni custodi di queste varietà (cola, gelato, gelato cola e cirino) che vengono coltivate in asciutta e rispettando il territorio, tra gli 800 e i 1500 metri di altitudine.

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