L’EDITORIALE. Ustica, quella paralisi amministrativa che rischia di trasformarsi in un’agonia

(Roberto Rizzuto) Ci sono almeno quattro grandi criticità, oggi, che riguardano ambiti cruciali della vita degli usticesi, che richiederebbero una decisa ed efficace azione da parte dell’Amministrazione comunale, al fine di contenere disagi che già ricadono – o che si accingono a ricadere – sulla popolazione residente. Problematiche che afferiscono a diritti fondamentali della cittadinanza, quali quello all’istruzione, alla salute, alla continutà territoriale, passando per altri aspetti di primaria importanza, come l’ambiente e il buon funzionamento della macchina comunale, ambito, quest’ultimo, da cui dipendono a cascata tutti i principali servizi che una pubblica amministrazione è chiamata a garantire.

AttilioLicciardiIn questo momento particolarmente delicato per il presente e per le sorti della comunità usticese, quello che dovrebbe costituire il punto di riferimento cui rivolgersi per fare fronte comune alle difficoltà e lavorare in funzione della loro risoluzione, ovvero la figura del sindaco, viene, di fatto clamorosamente a mancare: è notizia dei giorni scorsi il fatto che Attilio Licciardi, primo cittadino dell’isola, con un mandato in scadenza soltanto nel giugno 2018, abbia deciso di tornare alla sua occupazione principale in seno all’Ateneo di Palermo, interrompendo in questo modo l’aspettativa cui aveva fatto ricorso all’inizio del mandato da sindaco per potersi meglio dedicare al suo ruolo istituzionale.

Lo slogan del “sindaco a tempo pieno”, tanto sbandierato da Licciardi durante la scorsa campagna elettorale per le Amministrative, è caduto in un pomeriggio d’ottobre; ultimo, in ordine cronologico, di una serie di altri annunci urlati a gran voce appena tre anni fa, ma poi non seguiti dai fatti.

Ripiegando su Palermo, Licciardi lascia gran parte dell’attività amministrativa nelle mani della sua Giunta, ovvero un gruppo di lavoro malamente assortito e assolutamente carente in termini di competenza amministrativa e di leadership, in cui la fuoriuscita di elementi quali Valeria Ajovalasit e Giovanni Tranchina ha lasciato un vuoto mai più ricolmato.

Ma quali sono queste criticità così pressanti che si sono abbattute o stanno per abbattersi su Ustica, e che il sindaco Licciardi, con la sua scelta di carattere personale di tornare in pianta stabile a Palermo, lascia in balia degli eventi?

Il più scottante dei problemi, al momento, riguarda il diritto all’istruzione dei ragazzi usticesi in età scolare, seriamente minacciato dalle carenze strutturali certificate di almeno due plessi scolastici – la scuola materna e la scuola media – e, d’altra parte, dagli organici lacunosi del corpo docenti. La situazione della scuola media – oggetto di un finanziamento plurimilionario per lo svolgimento di lavori di messa in sicurezza ad oggi fermi – è quella che desta le preoccupazioni maggiori: al riguardo si è mosso persino il Parlamento nazionale, per effetto di un’interrogazione promossa dai senatori Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, i quali, su quel finanziamento da 4.330.000 euro e sul modo in cui è stato gestito, vogliono vederci chiaro. Accertamenti sulla situazione relativa alla scuola media sono in corso anche a livello locale, dove si è costituita una commissione d’indagini ad hoc in seno al Consiglio comunale, presieduta dal consigliere di minoranza del gruppo “L’isola” Mario Bellavista.

ustica_linesOltre alle criticità che attanagliano la scuola, ce n’è un’altra, al momento soltanto all’orizzonte, ma estrememente concreta da non lasciare dormire sonni tranquilli, che riguarda la prevista sospensione, a partire dal primo gennaio 2017 e sino al 31 marzo dello stesso anno, del servizio di trasporto integrativo. Tale interruzione, come i nostri lettori ricorderanno, è dovuta alle disposizioni della Regione siciliana, che, nell’ottica di un risparmio perpetrato a spese dei diritti degli isolani, ha tagliato le risorse destinate al servizio di collegamento integrativo. La sospensione del servizio, peraltro, a partire dall’ autunno/inverno 2017/2018, si protrarrà per cinque mesi, invece di tre, ovvero da novembre a marzo (entrambi inclusi). Il servizio di trasporto integrativo è cruciale, in quanto da esso dipende il pendolarismo in entrata, con l’arrivo sull’isola dei medici specialisti dell’Asl, dei sanitari per lo svolgimento degli esami clinici, dei professori che hanno cattedre spezzate, e di tutti quei professionisti che, per svolgere il proprio lavoro sull’isola, devono avere la garanzia del ritorno in giornata a Palermo.

municipio_usticaC’è poi un altro aspetto che non lascia presagire scenari fausti, ovvero lo stato assolutamente precario e degradato in cui versano attualmente le casse del Comune di Ustica, dove sussistono pignoramenti per 522 mila euro, oltre a un disavanzo del rendiconto pari a 355.370,81 euro, secondo quanto denunciato il mese scorso dal revisore unico del Comune, Vincenzo Bruno.

A questi aspetti, si aggiunga poi la questione rifiuti, in relazione alla quale l’Amministrazione Licciardi ha forse fatto registrare, in questi tre anni di mandato, il proprio fallimento più clamoroso. Annunciata nel programma dei primi cento giorni, la raccolta differenziata è rimasta materia da campagna elettorale; il culmine dell’emergenza si è raggiunto la scorsa estate, a ridosso di Ferragosto, quando sindaco, vicesindaco e presidente del Consiglio comunale, nel disperato tentativo di ripulire l’isola nel momento di maggior afflusso turistico, si sono personalmente caricati in spalla frigoriferi, lavatrici e materassi abbandonati da cittadini certamente poco civili, ai quali, tuttavia, il Comune di Ustica non è stato in grado di fornire l’alternativa rappresentata da un servizio di smaltimento dei rifiuti ingombranti.

Questo è, dunque, il contesto in cui oggi Attilio Licciardi si ritira a Palermo, pur restando formalmente sindaco di Ustica, lasciando a una Giunta totalmente inadeguata rispetto alla portata dei problemi da affrontare la gestione di un’amministrazione che è tutt’altro che ordinaria, ma che, al contrario, richiederebbe competenza, lucidità e programmazione. Il rischio concreto è quello di vedere la paralisi amministrativa già in atto a Ustica trasformarsi in una lenta e dolorosa agonia.

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