DC9 ITAVIA. Fu radiato con una firma falsa di Pertini: sarà reintegrato l’ex capitano Ciancarella. Ecco la sua verità sulla strage

(Roberto Rizzuto) Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha dato mandato agli uffici di procedere al reintegro dell’ex capitano dell’Aeronautica militare Mario Ciancarella, che era stato radiato nel 1983 con un decreto recante la firma falsificata del presidente della Repubblica di allora, Sandro Pertini. La falsificazione della firma di Pertini è stata dimostrata dal tribunale di Firenze quest’anno.

A dare notizia del reintegro di Ciancarella sono il vicepresidente della commissione Antimafia, Claudio Fava, e il deputato del Pd Davide Mattiello, delle commissioni Giustizia e Antimafia.

Il nome di Mario Ciancarella è legato alla strage del DC9 Itavia, l’aereo di linea italiano abbattuto la sera del 27 giugno 1980 mentre era in volo tra Bologna e Palermo. L’aereo cadde nel tratto di mare compreso tra le isole di Ponza e Ustica, causando la morte delle ottantuno persone a bordo, settantasette passeggeri e quattro membri dell’equipaggio.

Al momento della strage, Ciancarella era capitano pilota dell’Aeronautica militare, nonché leader del movimento democratico dei militari; proprio in quest’ultima veste era venuto a conoscenza, da testimoni diretti che avevano assistito ai fatti del 27 giugno 1980, di particolari clamorosi sulla dinamica della strage, che gettavano ombre pesanti sull’operato Aeronautica stessa.

Ciancarella, tra l’altro, raccolse le confessioni dell’allora maresciallo dell’Aeronautica militare Mario Alberto Dettori, in servizio alla base di Poggio Ballone, in Toscana, la sera della strage. Da lì, Dettori assistette all’operazione militare che si concluse con l’abbattimento del DC9: “Stanotte è successo un casino, qui finiscono tutti in galera. Siamo stati a un passo dalla guerra”, dirà Dettori, agitatissimo, alla moglie, la mattina successiva. A Ciancarella, inoltre, il maresciallo confidò: “Siamo stati noi ad abbattere il DC9”. Dettori verrà trovato impiccato a un albero nel 1987.

Con Mario Ciancarella indagava sui fatti del 27 giugno 1980 anche il colonnello dell’Aeronautica Alessandro Marcucci, che rimarrà vittima di un incidente aereo dai contorni assai dubbi nel 1992.

Per Ciancarella, l’abbattimento del DC9 ha costituito “un delitto premeditato e volontario consumato dalle forze aeree italiane in ossequio e in obbedienza a una necessità statunitense, che gli Stati Uniti non potevano, in quel momento, realizzare autonomamente sul nostro territorio. Quella strage era finalizzata a precostiture la condizione di legittimità per la destabilizzazione del regime libico del colonnello Gheddafi”.

L’operazione militare del 27 giugno 1980, secondo Ciancarella, non costituiva un tentativo di uccidere direttamente Gheddafi, bensì mirava a delegittimarlo, attribuendogli la responsabilità dell’abbattimento di un aereo civile, così da giustificarne, a livello internazionale, la destituzione.

Il racconto di Ciancarella non convinse, a suo tempo, il giudice Rosario Priore, che lo ascoltò nell’ambito dell’inchiesta sul disastro aereo. L’ex capitano, probabilmente anche per colpa di quella radiazione che pesava sulle sue spalle e sulla sua reputazione, non venne ritenuto un testimone attendibile dal giudice.

Oggi, tuttavia, sappiamo che quella radiazione venne eseguita per mezzo di un decreto recante la firma falsificata del presidente Pertini.

Oltre trent’anni dopo, almeno per Mario Ciancarella, giustizia è stata fatta. Il suo reintegro nell’Aeronautica, insieme alla riabilitazione della sua persona, potrebbero adesso contribuire a far scrivere un nuovo capitolo della storia infinita della strage del DC9 Itavia.

 

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